Politica

L’"assicurazione sul crimine": quando a pagare il prezzo più alto è la vittima

di Matteo Musto · 2 min read
L’"assicurazione sul crimine": quando a pagare il prezzo più alto è la vittima

Condannare con tale severità un uomo di 72 anni equivale, di fatto, a infliggergli un ergastolo. Che debba esserci una pena è sacrosanto: il codice penale deve essere rispettato, altrimenti la nostra società scivolerebbe nella giustizia sommaria del Far West. Tuttavia, trovo profondamente ingiusto che debba risarcire le famiglie dei ladri. Chi sceglie di compiere un reato dovrebbe perdere automaticamente il diritto a questo tipo di tutele; altrimenti, sembra quasi che i criminali godano di una paradossale 'assicurazione sul lavoro', il cui prezzo altissimo pende interamente sulla testa di chi subisce il crimine. Alla base di una reazione così estrema c'è una situazione di profondo disagio sociale, che culmina nel peggiore dei contrappassi: la vittima si trasforma in carnefice. La sua unica “colpa” è aver vissuto in un sistema che lo ha lasciato solo dopo l'ennesima rapina, costringendolo a vivere nel terrore che qualcuno potesse minacciare la sua famiglia e il frutto dei suoi sacrifici. È questo senso di abbandono che trovo intollerabile. Ovviamente, sparare alle spalle di chi fugge resta un gesto di abominevole codardia, e per fortuna viviamo in uno Stato di diritto che tutela il bene supremo della vita in ogni circostanza, ma il contesto umano dietro questo dramma non può essere ignorato. Il nostro è un periodo storico in cui l’ignoranza, i social media e i politici populisti infiammano gli animi delle persone, in cui fattispecie complesse vengono ridotte all’osso con l’unico scopo di generare reazioni violente di profondo odio. In ogni caso, per quanto mi riguarda, bisognerebbe cercare di tutelare maggiormente chi materialmente subisce una minaccia di questo tipo con una previsione di pena certa e severa per i malviventi, non di certo permettendo a chiunque di sparare a chi fugge.